IL PIEDE DIABETICO

I principali problemi oggi per i diabetici sono legati alle complicanze croniche che questa patologia comporta a vari organi e sistemi, compresi i piccoli e grandi vasi (micro e macroangiopatia) e il sistema nervoso (neuropatia).
Si parla di piede diabetico quando il danno delle arterie (arteriopatia diabetica) o dei nervi (neuropatia diabetica) degli arti inferiori compromette la funzione e/o la struttura del piede. Mentre il piede vascolare (ischemico) è dovuto ad una insufficiente apporto di sangue agli arti inferiori attraverso le arterie, il piede neuropatico è dovuto ad un’alterazione dei nervi che controllano la sensibilità e la motricità degli arti inferiori. Spesso le due alterazioni coesistono ed entrambe si possono complicare per la sovrapposizione di un’infezione.

 Il piede diabetico, come tutte le altre complicanze croniche della malattia diabetica è dovuto ad un cattivo controllo della glicemia e degli altri fattori di rischio cardiovascolare (pressione arteriosa, colesterolo, fumo, ecc.), che rappresenta il cardine della prevenzione.

È importante che il paziente sia a conoscenza della possibilità che questa patologia complichi il decorso del diabete così come della sua gravità, dato che essa rappresenta la principale causa di amputazione degli arti inferiori (se si escludono gli incidenti) e può anche portare al decesso del paziente, per lo sviluppo di una cancrena e il diffondersi dell’infezione.

Una adeguata e quotidiana cura ed igiene del piede, oltre alla prevenzione ed al corretto stile di vita, sono fondamentali per i diabetici, poiché questi pazienti sono soggetti a vari problemi quali: perdita di sensibilità ai piedi, alterazioni nella forma del piede e ulcere o piaghe al piede che non cicatrizzano.

Il paziente deve pertanto rivolgersi al diabetologo e chiedere notizie sulle condizioni dei proprio piedi, onde prevenire questa temibile complicanza cronica.

A cura di
Emanuela Alessandrucci
U.O. Comunicazione, Mktg e URP

 

RISPONDE

Il Prof. Giuseppe Pugliese

Responsabile della UO di Diabetologia, Azienda Ospedaliera Sant’Andrea

Dott. Nicola Locuratolo Ambulatorio piede diabetico della UO di Diabetologia, A.O. Sant’Andrea

D. Quali sono le differenze tra il piede ischemico ed il piede neuropatico e come vengono trattati?

R. Il piede vascolare (ischemico) ha un aspetto assottigliato, la pelle è sottile e di colorito pallido, la temperatura cutanea è diminuita (piede “freddo”), le vene sono esili e la pulsazione delle arterie è ridotta o assente.

Il piede neuropatico è spesso deformato, la pelle è secca, di colorito alterato, con ipercheratosi (calli), alterazioni delle unghie e spesso infezioni da funghi, la temperatura cutanea è tendenzialmente aumentata, la pulsazione delle arterie è nella norma.

Le ulcere sono delle escavazioni più o meno profonde dovute ad alterazioni delle arterie o dei nervi. Quelle vascolari sono di dimensioni limitate, con margini netti e fondo frequentemente infetto e necrotico, spesso localizzate alle estremità del piede, soprattutto al tallone e sulla punta delle dita, spesso dolenti. Al contrario, quelle neuropatiche sono di dimensioni variabili, con bordi sfrangiati e scollati e fondo torbido, localizzate soprattutto sulla pianta a livello delle teste metatarsali, in genere non dolenti.

In generale il danno dei nervi è il principale fattore predisponente l’insorgenza della lesione (soprattutto per la mancanza della sensibilità al dolore che impedisce al paziente di rendersi conto che si sta formando una lesione provocata ad esempio da un corpo estraneo e da un contatto anomalo con la calzatura), mentre il danno delle arterie è il principale fattore determinante l’esito della lesione (in quanto ripristinare il normale apporto di sangue agevola notevolmente i processi di guarigione)

D. Quando e perché un paziente diabetico si deve rivolgere all’ambulatorio del piede diabetico?

R. È fondamentale rivolgersi all’ambulatorio del piede diabetico in presenza di:

  • una qualsiasi lesione a livello dei piedi (calli, graffi, ulcere, cancrena)
  • dolore o formicolio oppure ridotta sensibilità alle gambe e ai piedi (spia di una lesione dei nervi)
  • prurito ai piedi (possibile indice d'infezione da funghi)
  • chiazze arrossate sulla pelle delle gambe e/o dei piedi (possibile indice di infiammazione
  • difficoltà a camminare
  • deformazione evidente dei piedi
  • rossore, infiammazione e gonfiore a livello di un'unghia del piede (possibile spia di unghia incarnita, la principale causa d'infezioni nel piede diabetico che procura cancrena).
  • Fare ogni giorno un’accurata ispezione e igiene dei piedi
  • Controllare la temperatura dell’acqua con un termometro o con il gomito prima di immergervi i piedi
  • Asciugare bene e delicatamente i piedi
  • Calzare sempre le scarpe con calze che non stringano e cambiarle ogni giorno
  • Utilizzare creme specifiche se la pelle del piede e delle gambe è secca
  • Non curare le callosità con callifughi e/o oggetti taglienti
  • Tagliare le unghie con forbici a punte smusse e arrotondarle con una lima di cartone
  • Non camminare mai a piedi scalzi
  • Non utilizzare fonti di calore dirette (borse di acqua calda, camino, calorifero, etc.)
  • Calzare scarpe comode con punta rotonda e tacco non superiore ai 4 centimetri
  • Controllare accuratamente i piedi dopo alcuni minuti di cammino con scarpe nuove
  • Controllo della glicemia e degli altri fattori di rischio cardiovascolare (pressione arteriosa, colesterolo, fumo, ecc.)
  • Trattamento locale della lesione (medicazione e asportazione del materiale infetto o necrotico)
  • Ripristino dell’apporto di sangue (rivascolarizzazione) con procedure endovascolari o chirurgiche
  • Trattamento aggressivo di eventuali infezioni con antibiotici mirati
  • Scarico delle pressioni sulla lesione mediante uso di plantari e calzature apposite

D. Come si diagnostica un piede diabetico e qual’è la prevenzione e il trattamento?

R. La diagnosi di piede diabetico viene effettuata in base alla presenza di una ulcerazione o di distruzione dei tessuti profondi che si associa ad alterazioni dei nervi e/o delle arterie degli arti inferiori.

La prevenzione delle patologie degli arti inferiori inizia con il buon controllo della glicemia e degli altri fattori di rischio cardiovascolare, che rappresentano il miglior modo per evitare tutte le complicanze del diabete.

Inoltre, per quanto riguarda specificamente il piede diabetico, è necessario effettuare uno screening di questa patologia, presso un diabetologo e un podologo con cadenza almeno annuale.

Infine, è assolutamente necessario rispettare le seguenti regole:

I punti fondamentali del trattamento del piede diabetico sono:

La cura del piede diabetico prevede il ricorso a centri specialistici coordinati da un diabetologo che si avvalgono di diversi specialisti (chirurghi vascolari, radiologi interventistici, ortopedici, ecc.) e di podologi esperti nel campo.

 

RISPONDE

Il Prof. Michele Rossi

Responsabile della UOS Radiologia Interventistica

D. In cosa consiste la radiologia interventistica?

R. La Radiologia Interventistica ha oggi un ruolo determinante nel trattamento del Piede diabetico. L’esame radiologico preliminare e’ l’arteriografia che permette di studiare le alterazioni anatomiche dei distretti vascolari più distali (sotto il ginocchio) tipica sede della arteriopatia nei diabetici. Una volta individuati uno o più vasi compromessi, per riaprirli si procede con la fase ” Interventistica” o “endovascolare”mediante l’utilizzo di sottili fili e “palloncini” dedicati a queste piccole arterie, manovrati sotto la guida dei raggi X: gli occhi del radiologo.

D. In quali casi è necessario intervenire con la radiologica interventistica su un piede diabetico ischemico o neuropatico?

R. Si interviene nei casi di ischemia non di neuropatia.

D. Quali i vantaggi della radiologia interventistica su un paziente diabetico che presenta problemi?

R. Il paziente diabetico con ischemia critica agli arti inferiori è ad alto rischio di amputazione con tutti i risvolti socio economici negativi che ne conseguono. La Radiologia Interventistica, praticata in centri con esperienza, è molto efficace nel ridurre il rischio di amputazione in questi pazienti che, a causa delle dimensioni ridotte dei vasi compromessi e delle profonde alterazioni parietali, sono scarsamente candidati ad interventi chirurgici, quasi sempre forieri di risultati deludenti. Le moderne linee guida indicano, l’arteriografia e l’angioplastica come interventi di prima linea, dopo aver accertato una natura ischemica (cioè mancanza di sangue) delle lesioni. Prima si interviene meglio è.

 

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