Imparare a conoscere e convivere con il diabete

Intervista al Prof. Francesco Fallucca
a cura di Emanuela Alessandrucci - UOS Comunicazione, Marketing e URP

Il corso della vita può essere influenzato da eventi inaspettati dovuti all’insorgenza di malattie croniche quali ad esempio il diabete che comporta cambiamenti nelle abitudini e nello stile di vita risultando per questo di difficile accettazione. Il diabete, meglio definito come diabete mellito, è caratterizzato dalla presenza di elevati livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia), dovuto a un’alterata quantità dell’insulina, diagnosticabile con un semplice prelievo. La patologia al suo esordio non presenta sintomi evidenti tranne nel verificarsi di una elevata glicemia che ne può comportare alcuni quali: sete intensa ed insolita, facile stancabilità, disturbi della vista, dimagrimento inspiegabile e frequente bisogno di urinare.

 

Sarà cura del medico di famiglia e/o dello specialista diabetologo in presenza di fattori di rischio valutare e prescrivere un esame della glicemia, ed in un secondo momento, se necessario, stabilire la giusta terapia medica, che nei casi più semplici e lievi è solo alimentare, al fine di mantenere il più vicino possibile alla normalità i livelli del glucosio, dei lipidi e della pressione arteriosa. E’ sempre consigliabile adottare un sano stile di vita che preveda una corretta alimentazione, dell’esercizio fisico, attenzione nel mantenere il peso ideale, evitare il fumo.

In caso di diabete, è opportuno consultare uno specialista che aiuti a   comprendere e conoscere meglio la propria condizione. E’ di estrema importanza per un paziente diabetico accettare la patologia in modo sereno con il supporto del medico e dei familiari, così che possa imparare a convivere ed a gestire nel quotidiano la malattia trovando il giusto equilibrio fra alimentazione e terapia.

Esistono due forme principali di diabete:

il diabete di tipo 1 che riguarda circa il 10% delle persone affette da diabete ed in  genere insorge nell’infanzia o nell’adolescenza è classificato tra le malattie autoimmuni, dovuta cioè ad una reazione immunitaria. L’organismo non è in grado di assorbire lo zucchero (glucosio) necessario alle sue funzioni vitali perché incapace di produrre  insulina. L’ormone insulina prodotto dal pancreas, consente al glucosio di essere utilizzato come fonte energetica, quando questo meccanismo risulta alterato, il glucosio si accumula nel circolo sanguigno alzando la glicemia, in questo caso l’insulina deve essere somministrata attraverso  iniezioni nel tessuto sottocutaneo da cui poi si distribuisce per tutto l’organismo.
il diabete di tipo 2 è la forma più comune, circa il 90% dei pazienti ne è affetto e si manifesta dopo i 30/40 anni per fattori di rischio quali: il soprappeso; - l’appartenenza ad alcune etnie; - lo scarso esercizio fisico; - la familiarità, circa il 40% dei diabetici di tipo 2 ha parenti di primo grado diabetici (genitori, fratelli), la percentuale sale fino quasi al 100% nei gemelli monozigoti. Questa forma di diabete in genere non viene diagnosticato per molti anni in quanto l’iperglicemia si sviluppa gradualmente ed i valori non sono così evidenti da dare i classici sintomi elencati precedentemente. Nel diabete di tipo 2, l’insulina prodotta dal pancreas non è sufficiente, per questo la cura più adatta è quella di modificare l’alimentazione, affiancandola all’utilizzo di alcuni farmaci, detti ipoglicemizzanti orali.
Questa malattia relativamente rara fino alla metà del secolo, attualmente rientra negli obiettivi generali del Piano Sanitario Nazionale non solo perché sembra sia tra le malattie metaboliche più comuni ma perchè in forte aumento, si parla infatti del 40% nelle società industrializzate e del 70% nei paesi in via di sviluppo.

Il Ministero della Salute riferisce 150 milioni di persone affette da questa patologia di cui un milione e mezzo in Italia (per approfondimenti  consultare il sito www.ministerosalute.it)  Lo strumento più efficace contro il diabete, è rappresentato dalla prevenzione che può aiutare a contenere eventuali complicanze croniche che si verificano principalmente a carico del sistema vascolare (angiopatia) e del sistema nervoso (neuropatia) dovute solo al protrarsi della condizione di iperglicemia che altera le strutture dei tessuti. Quanto più è precoce la diagnosi, tanto più efficace è la terapia mirata alla prevenzione delle complicanze croniche.
                                                

A cura di
Emanuela Alessandrucci
U.O.S. Comunicazione, Marketing e URP


RISPONDE
Il Prof. Francesco Fallucca 
Responsabile della U.O.C. di Medicina 2 e del Servizio di Diabetologia dell’A.O. Sant’Andrea

D. Quali sono i sintomi d’esordio del diabete?
R. I sintomi della malattia diabetica, all’esordio, sono differenti a seconda che trattasi di un diabete di tipo 1 (o giovanile insulinodipendente) o di un diabete di tipo 2 ( o dell’età matura non-insulinodipendente). Infatti nel diabete di tipo 1 l’esordio è quasi sempre piuttosto improvviso ed è dovuto soprattutto ad una iperglicemia spesso elevata e ai sintomi a questa legati: poliuria più o meno intensa, nicturia, polidipsia, polifagia, dimagramento, astenia, e oltre ad altri disturbi meno eclatanti, spesso è presente anche acetonuria ed alito acetonico (talora grave in caso di coma). In quest’ultimo caso (acetonuria intensa, coma iperglicemico) sono presenti anche disturbi più o meno gravi del sensorio, disidratazione più o meno grave rilevabile anche a livello della cute (sollevabile in pliche). Poiché trattasi di un esordio l’individuo, in genere un bambino o un giovane, può esserne sorpreso come la famiglia e talora lo stesso medico (specialmente se consultato solo per via telefonica !!) ; la stessa acetonuria può essere scambiata per una forma innocente e piuttosto comune di acetone dei bambini (generalmente dovuta a diete squilibrate) ed è grave misconoscere la presenza di un diabete scompensato, pertanto è obbligatorio in ogni caso di procedere ad un esame delle urine (dove si può riscontrare oltre all’acetone anche glicosuria in presenza di diabete) e ad un esame del sangue per la valutazione della glicemia. Un tale comportamento semplice è fondamentale per salvare molte vite, infatti l’esordio del diabete giovanile spesso (circa 7-10%) si associa ad una iperglicemia grave con scompenso metabolico sino al coma.

A differenza del diabete di tipo 1 o giovanile insulinodipendente il diabete di tipo 2 ( o dell’età matura) presenta un esordio estremamente lento e subdolo ed è preceduto da anni (10-20) dalla comparsa di alterazioni cliniche di sospetto e dalle stesse complicanze croniche proprie della malattia diabetica (atero-arteriosclerosi, complicanze cardiovascolari, ipertensione, neuropatia, nefropatia e retinopatia). In presenza di un esordio così ritardato rispetto ai sintomi dobbiamo avvalerci di operare screening periodici della glicemia e della tolleranza glucidica (almeno annuali) in tutte le persone a rischio : familiarità diabetica, donne che hanno avuto gravidanze complicate-bambini >4000g, nati morti, etc-, obesità, malattie cardiovascolari, ipertensione, età avanzata (>50 anni), iperlipemia, lesioni trofiche o della sensibilità o ulcere ai piedi, etc. Da ricordare che la maggior parte delle complicanze croniche, in specie quelle cardiovascolari precedono spesso un’iperglicemia manifesta (valori glicemici di 126 mg% a digiuno e 200 mg% in qualsiasi momento fanno porre diagnosi di diabete mellito) e sono già associati ad una ridotta tolleranza glucidica, per cui (in assenza di un diabete manifesto) è necessario fare ricorso alla prova del carico orale di glucosio.


D. Ci sono degli accorgimenti o delle cure per contenerlo?
R. Sia nel diabete di tipo 1 che nel diabete di tipo 2 gli accorgimenti da adottare e le terapie disponibili sono in grado di contrastare efficacemente la malattia. Cardini degli accorgimenti sono rappresentati dall’istruzione (apprendimento e conoscenza sulla malattia e sue cure) e dall’automonitoraggio della glicemia (attraverso la determinazione a domicilio di appropriati schemi di controllo di glicemia , glicosuria e acetonuria) per il conseguimento di un corretto stile di vita (dieta ed esercizio fisico) l’assunzione più appropriata di farmaci (insulina e suoi schemi, ipoglicemizzanti orali compresi i nuovi farmaci) per conseguire un ottimale controllo metabolico che deve essere verificato giornalmente (da parte del paziente) e periodicamente confermato con esami di laboratorio che hanno per obiettivo un profilo glicemico normale, un’emoglobina glicosilata pari o inferiore a 6.5, un controllo di una lipemia normale (o da normalizzare), un controllo della funzione renale (clearance cretinina e periodicamente microalbuminuria ed es urine) un controllo frequente (a domicilio e dal medico) della pressione arteriosa (che deve essere o deve essere portata a valori <130/80) e cardiologico, un controllo periodico neurologico (con saltuario/annuale esame elettromiografico), un controllo periodico (semestrale/annuale) oculistico del fundus, un controllo periodico presso un servizio di diabetologia (ogni 30-60 giorni) per ricevere un corso di istruzione e la terapia più idonea, compresa una visita podologica (per l’esame dei piedi).
Lo stile di vita idoneo (dieta ed attività fisica, meglio se programmata e prescritta), l’assunzione dei farmaci (per contenere l’iperglicemie e per curare le complicanze associate al diabete) idonei al raggiungimento degli obiettivi, l’autocontrollo e l’autogestione del paziente istruito sono una certezza per il contenimento della malattia diabetica e delle sue complicanze acute e croniche. 


D. In che modo il diabete può essere accompagnato da complicanze?
R. L’iperglicemia ed un cattivo controllo metabolico più in generale sono la causa delle complicanze acute e croniche della malattia diabetica. La loro insorgenza o evoluzione, possono essere contrastate efficacemente (possono anche non verificarsi) seguendo ed ottenendo (obbligatoriamente sia da parte del paziente che da parte del medico) gli obiettivi precedentemente esposti.


D. Come si può attuare una corretta prevenzione?
R. La prevenzione primaria, secondaria e terziaria sono obbligatorie e possono essere conseguite attraverso quanto già detto e cioè - ricorrendo ad un appropriato stile di vita,
- assumendo le terapie più idonee (per curare l’iperglicemia, il disordine lipidico, l’ipertensione e le complicanze vascolari) - ricorrendo all’autocontrollo e all’autogestione della malattia da parte del paziente in modo da intervenire tempestivamente ogniqualvolta esso si allontana da uno degli obiettivi preposti (del diabete e delle sue complicanze), ad un check-up periodico (anche annuale), - ad un controllo periodico presso un servizio di diabetologia.


D. Quanto è importante una corretta terapia nella cura del diabete?
R. Una corretta terapia intesa globalmente (stile di vita, farmaci, autocontrollo ed autogestione della malattia, controlli periodici-check-up e visite diabetologiche) non solo è fondamentale ma rappresenta una certezza per il diabetico di avere una vita normale e questa certezza può essere estesa alla società dove una corretta gestione della malattia diabetica (e quindi un sistema sanitario efficiente e consapevole) rappresenta un grosso abbattimento dei costi globali per tale malattia ottenendo nel contempo una riduzione di mortalità e ricoveri della popolazione unitamente ad migliore rendimento lavorativo e della qualità di vita dei cittadini (oltre 2.500.00 in Italia) che presentano questa malattia


Prof. Francesco  Fallucca
Responsabile della U.O.C. di Medicina 2 e del Servizio di Diabetologia dell’A.O. Sant’Andrea

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