Quali sono i segnali della broncopneumopatia

Intervista al Prof. Salvatore Mariotta
a cura di Emanuela Alessandrucci - UOS Comunicazione, marketing e URP

La stagione invernale, è quella propizia  per le affezioni delle vie respiratorie, infatti l’abbassarsi delle temperature permette più facilmente un contatto con il virus influenzale, anche se alcune patologie dell’apparato delle basse vie respiratorie, come la broncopneumopatia o BPCO, non sono di esclusiva pertinenza dei periodi più freddi. I batteri ed i virus influenzali, che in un soggetto sano hanno una prognosi favorevole, possono aggravare rapidamente il quadro clinico di quei soggetti con preesistenti patologie delle basse vie respiratorie, come la broncopneumopatia cronica ostruttiva causando insufficienza respiratoria e richiedendo talvolta il ricovero in ospedale.La broncopneumopatia è una patologia dall’evoluzione lenta e progressiva associata ad uno stato di infiammazione cronica delle vie aeree, che compromette sia i bronchi che i polmoni e porta ad una ostruzione bronchiale riducendo la capacità respiratoria.

L’insorgenza di questa patologia può essere attribuita a diversi fattori di rischio:
- quello di tipo genetico piuttosto raro, in quanto caratterizzato dalla carenza di una
proteina che protegge i polmoni;
- quello riguardante le abitudini voluttuarie (fumo di tabacco anche se passivo) ed altri
fattori di inquinamento atmosferico (smog e polveri sottili, impianti di aria condizionata, apparecchi elettrici). Alcune patologie respiratorie complesse come l’enfisema polmonare  e la bronchite ostruttiva, sono spesso causa dello sviluppo della BPCO, difficile da diagnosticare specialmente agli esordi. I principali sintomi che caratterizzano la broncopneumopatia cronica ostruttiva sono: tosse cronica più intensa al mattino e contraddistinta dalla produzione di muco; rumori broncostenotici (fischi rivelatori di una ostruzione delle vie aeree); dispnea, sensazione di difficoltà nella respirazione (affanno) che compare progressivamente nell'arco di diversi anni limitando nei casi più avanzati le normali attività quotidiane. Questi sintomi possono essere imputati erroneamente ad altri fattori quali: il fumo o l’invecchiamento, e quindi la BPCO potrebbe essere riconosciuta solo in fase avanzata, quando le funzioni dell’apparato respiratorio risultano essere seriamente compromesse. Se si considera inoltre l’assenza di cure che consentano di recuperare la funzionalità respiratoria perduta, risulta importante  effettuare una diagnosi precoce che permetta ai soggetti a rischio (fumatori e soggetti esposti ad altri fattori) di individuare la patologia in fase iniziale, così da intervenire tempestivamente con terapie appropriate e prevenire o ritardare la malattia. Il principale strumento utilizzato per diagnosticare la BPCO, è la spirometria, un esame semplice e non invasivo, fondamentale anche per il monitoraggio di varie malattie dell’apparato respiratorio, che permette di misurare la capacità polmonare residua. Attualmente, dalle cifre fornite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il numero di persone che soffre di malattie respiratorie croniche, risulta essere di centinaia di milioni, “di cui circa 300 milioni per l’asma, 80 milioni con broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) di grado moderato o grave e altri milioni soffrono di conseguenze di BPCO lievi, riniti allergiche e altre patologie respiratorie croniche”. In Italia, le malattie respiratorie sono al terzo posto tra le principali cause di morte  e di queste, dai dati rilevati dal Ministero della Salute, la broncopneumopatia cronica ostruttiva è responsabile di circa il 50% dei decessi con una maggiore incidenza maschile. Nel Piano Sanitario Nazionale 2006/2008, il Ministero della Salute considera tra gli obiettivi della salute questa patologia, evidenziando come la lotta alle malattie respiratorie possa realizzarsi grazie alla prevenzione, anche  con l’aiuto dei medici di medicina generale, focalizzando l’importanza su una diagnosi precoce. (per approfondimenti  consultare il sito www.ministerosalute.it)  
                                                                                              

A cura di
Emanuela Alessandrucci
U.O.S. Comunicazione, marketing e URP

 

RISPONDE
Il Prof. Salvatore Mariotta
Responsabile dell’U.O.C. di Pneumologia dell’Ospedale Sant’Andrea

D. Quali sono le infezioni più comune delle vie respiratorie?
R. Infezioni virali e batteriche possono colpire le vie aeree. Spesso le infezioni virali aprono la strada e sono complicate dalle infezioni batteriche o viceversa. Le infezioni virali (influenzali o parainfluenzali) si verificano soprattutto nelle stagioni fredde; le infezioni batteriche sono da attribuire a batteri che vivono allo stato saprofitario nel cavo orale. Non è facile distinguere tra i due tipi di infezioni in base alla sintomatologia. Il viraggio del colore dell’espettorato, l’aumento della sua quantità, le modificazioni  della viscosità debbono fare pensare a una infezione batterica.  

D. Cosa è la broncopneumopatia o BPCO e come si cura?
R. La broncopneumopatia cronica ostruttiva è una patologia cronica delle vie aeree legata solitamente, ma non solo, alla abitudine tabagica. L’inalazione cronica del fumo  determina una infiammazione cronica delle mucosa bronchiale che porta a riduzione del calibro dei bronchi per iperproduzione di muco, ispessimento della mucosa, contrazione della muscolatura bronchiale. Il polmone, contemporaneamente e in conseguenza dello stato infiammatorio indotto dalle particelle di fumo più piccole arrivate a livello alveolare, và incontro a modificazioni che si riassumono nella perdita di elasticità dell’organo e nella dilatazione delle cavità terminali delle vie aeree stesso determinando le alterazioni tipiche dell’enfisema. Altri fattori, e in primo luogo l’inquinamento ambientale possono determinare alterazioni similari. Circa un 20-30% dei fumatori  vanno incontro a broncopneumopatia cronica. I sintomi sono tosse e catarro nelle fasi iniziali mentre nelle fasi intermedie ed avanzate sopraggiunge la dispnea che dapprima da sforzo poi diventa continua, anche a riposo. Nelle fasi avanzate il polmone, respirando aria atmosferica, non è in grado di fornire l’ossigeno di cui il soggetto ha bisogno e si rende necessario arricchire l’aria inalata con un surplus di ossigeno. Il soggetto vede progressivamente ridurre la sua autonomia e per spostarsi ha bisogno  del classico stroller (bombola di ossigeno liquido trasportabile). La migliore terapia è la prevenzione e la diagnosi precoce che si riassume nel  riconoscimento precoce dei sintomi e nella esecuzione di una spirometria. I passi successivi sono l’allontanamento delle cause (cessazione del fumo e della esposizione a fattori di rischio in genere) e la prescrizione di farmaci che consentono la riduzione dell’infiammazione a livello dei bronchi.  Bisogna ricordare che il fumo è anche responsabile di oltre il 95% dei tumori del polmone  e che i due quadri sono spesso associati.

D. Come si possono prevenire le infezioni respiratorie?
R. Molto importante sono la vaccinazione influenzale e quella antipneumococcica. La prima può prevenire o ridurre in maniera significativa le conseguenze dell’influenza, la seconda può prevenire le infezione legate allo pneumococco, uno dei germi più frequentemente responsabile di polmonite. L’immunostimolazione attraverso  lisati batterici può contribuire a ridurre in maniera significativa l’insorgenza di infezioni delle basse vie aeree e le temibili complicanze legate a tali infezioni (insufficienza respiratoria, scompenso cardiaco, polmoniti, embolie polmonari ect.) spesso anche exitus.


D. Eventuali infezione delle vie respiratorie alte possono determinare patologie o infezioni alle basse vie respiratorie?
R. Si, e’ frequente l’estensione delle infezioni dalle vie aeree superiori verso quelle inferiori. Infezioni virali e compromissione dei meccanismi di difesa, come avviene nel broncopneumopatico cronico,  favoriscono l’estensione dell’infezione verso le vie aeree inferiori. 

D. Ci sono delle misure comportamentali che aiutano a prevenire la broncopneumopatia?
R. Il fumo è la causa più frequente della BPCO, ma non tutti i fumatori vanno incontro a BPCO o a cancro del polmone. La cosa migliore sarebbe quella di non fumare o, consci delle gravi conseguenze cui si va incontro, allontanare il fumo il prima possibile. Tosse con espettorato, dispnea (affanno) da sforzo prima e a riposo poi sono i sintomi che debbono allarmare il soggetto e spingerlo a farne partecipe il Curante. L’ esecuzione della spirometria  permette di porre la diagnosi di  BPCO.  

 

Prof. Salvatore Mariotta
Responsabile dell’U.O.C. di Pneumologia dell’Ospedale Sant’Andrea
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