La sindrome di Cushing è una condizione rara derivante da un eccesso di ormoni glucocorticoidi in circolo, il cortisolo in primis, che in questi casi influisce negativamente sullo stato psicofisico, ma che quando secreto in quantità fisiologiche risulta essere un ormone fondamentale per la sopravvivenza, in quanto interviene nella reazione allo stress, nella regolazione della pressione sanguigna, nel controllo dei fattori dell’infiammazione, nella funzionalità cardiovascolare oltre ad essere coinvolto nel metabolismo dei lipidi, delle proteine e nella omeostasi del glucosio.

Il cortisolo, detto anche ormone dello stress, è generato dalle ghiandole surrenali o surreni, posti al di sopra del polo superiore di ciascun rene, la cui produzione è controllata da un sistema che include l’ipofisi (ghiandola posizionata alla base del cervello) e l’ipotalamo (struttura del sistema nervoso centrale).

L’ipercortisolismo è diagnosticato da uno specialista endocrinologo, che sulla base di un quadro clinico caratteristico richiede il dosaggio degli ormoni steroidei prodotti dal surrene, dell’ormone ipofisario ACTH e specifici test dinamici.

La sindrome di Cushing, che talvolta presenta un carattere ereditario, colpisce più frequentemente gli adulti e meno frequentemente i bambini. Essa risulta di difficile diagnosi a causa dei segni e dei sintomi che possono variare da soggetto a soggetto e per il quadro biochimico non sempre di facile interpretazione.

Tra le cause di questa patologia, può essere annoverata anche quella jatrogena dovuta all’assunzione di farmaci steroidei, più rare sono alcune forme tipiche dell’età pediatrica quali la  iperplasia surrenalica nodulare primitiva pigmentata e la iperplasia surrenalica bilaterale macronodulare appannaggio dell’età più avanzata.

                                                                                                           A cura di

                                                                                          Emanuela Alessandrucci

                                                                              UO Comunicazione e MKTG, URP

Stop alla violenza 

La violenza sulle donne è un fenomeno purtroppo in continua crescita e non circoscritto all’età, all’etnia, al credo religioso, al ceto sociale, o alle realtà cosi dette disagiate.
Il trauma di una violenza, che sia fisica o psicologica, produce effetti e conseguenze negative anche a lungo termine, che può annientare il senso di sicurezza e la fiducia in se stesse e negli altri, con forti ripercussioni di carattere sociale. Infatti proprio per questo motivo la violenza sulle donne non è un fenomeno da considerare solo per chi è coinvolto in prima persona, (vittima, autore, testimone) ma anzi è un problema che coinvolge l’intera società civile, che ha il dovere morale di sostenere le vittime di violenza ma anche di informare e sensibilizzare l’opinione pubblica.
L’AOU Sant’Andrea per queste ragioni ha inserito tra i suoi obiettivi l’istituzione di un percorso clinico assistenziale per le vittime di violenza, offrendo una assistenza altamente qualificata e multidisciplinare. I professionisti sono a disposizione per dare informazioni, consigli e chiarire dubbi o approfondire il percorso assistenziale al fine di fornire i giusti strumenti per combattere la violenza.

A cura di

Emanuela Alessandrucci

U.O. Comunicazione e Marketing

Nel 1889 nasce in Francia il primo indumento di biancheria intima, il reggiseno, che veniva utilizzato per coprire e sostenere il seno ed il busto, definendone le forme. Negli anni 70 si assiste ad una evoluzione di questo indumento, che diventa anche un simbolo di seduzione, ed in assoluto la mise più femminile ed irrinunciabile in tutte le varie fasi della vita di una donna, ritagliandosi anche un ruolo importante nel campo della moda.
Il seno, oltre ad essere una esaltazione della identità femminile, rappresenta implicazioni profonde di bellezza, con richiami alla maternità ed all’erotismo, ispirando in ogni tempo, ogni tipo di arte. Anche il ruolo del reggiseno quindi non deve essere sottovalutato, in quanto oltre a valorizzare la silhouette di una donna, deve garantire comodità, praticità, ed il corretto sostegno con la massima libertà di movimento. La costrizione di un reggiseno sbagliato, potrebbe creare fastidi al seno, la cui delicatezza è dovuta alla propria conformazione e costituzione (insieme di ghiandole e tessuto adiposo, che si trovano tra la pelle e la parete del torace).
La regola di cui tener conto quindi, è trovare il giusto compromesso senza tralasciare bellezza e seduzione, in considerazione anche dei cambiamenti e delle trasformazioni che il corpo (pubertà, allattamento, età matura) subisce nel tempo, con diversificazioni di peso, di forma e quindi anche le proporzioni del seno stesso, che potrebbe richiedere un sostegno maggiore o semplicemente differente.
In consiglio dei medici specialisti è quella di fare uno screening di controllo una volta l'anno in base all’età, al fine di individuare precocemente eventuali trasformazioni del seno stesso. Mai come in questo caso il detto “prevenire è meglio che curare” risulta di importanza vitale.

A cura di
Emanuela Alessandrucci
U.O. Comunicazione e Marketing

La Regione Lazio nell’ambito delle proprie attività promuove la realizzazione dei PDTA, che attualmente ha aggiornato per 49 malattie/gruppi di malattie (vedi www.regione.lazio.it). Il percorso diagnostico terapeutico (PDTA)  rappresenta uno strumento di  crescita nel Servizio Sanitario Nazionale, sia  in termini di risorse investite che di servizi offerti.  Un problema oncologico, richiede spesso il contributo di più professionisti che collaborano tra loro secondo modi,  tempi e procedure circoscritte, seguendo il paziente nelle varie fasi dell’assistenza, mettendo il suo benessere al centro del processo assistenziale.  Le strutture  ospedaliere con i PDTA definiscono la storia del paziente, partendo dalla valutazione fino agli aspetti del trattamento, stabilizzazione, follow-up, garantendo, la risposta a bisogni della salute con un trattamento adeguato al caso specifico. Il percorso diagnostico,  strumento che sta prendendo sempre più piede nel SSN (Servizio Sanitario Nazionale) con una costante e rapida crescita nei servizi territoriali, è finalizzato ad un miglioramento della qualità dei servizi offerti dalla struttura. Anche presso l’A.O.U. Sant’Andrea si sono definiti i PDTA per alcune malattie oncologiche quali: colon, mammella e polmone, i cui casi vengono discussi periodicamente dagli specialisti coinvolti, ciascuno per la propria disciplina, che si riuniscono per valutare insieme il processo di diagnosi, cura e assistenza della patologia del pazienti. La caratteristica essenziale del gruppo di lavoro è la multidisciplinarietà, che fornisce la giusta garanzia per il raggiungimento delle conoscenze inerenti la situazione clinico/assistenziale e promuovere percorsi di miglioramento delle cure riducendone la variabilità.

A cura di Emanuela Alessandrucci

U.O. Comunicazione, Marketing e URP

 

La menopausa come la pubertà, rappresenta per la donna un  evento delicato e particolare che si contraddistingue da qualsiasi altra fase, con caratteristiche psicosomatiche diverse, legate anche ad un aspetto psicologico e socio-ambientale oltre che biologico. L’abbassamento ormonale e  quindi la fine del periodo fertile in una donna  possono portare a sintomi (vampate, irritabilità, sudorazioni notturne, ciclo irregolare) che cambiano da donna a donna ed essere avvertiti o molto o poco tempo prima, rispetto alla menopausa.

Negli ultimi anni si sono fatti passi in avanti nella scoperta ed impiego di farmaci oncologici che hanno contribuito ad aumentare l’aspettativa di vita del paziente oncologico.

Le cure simultanee intese, come la cura dei sintomi correlati alla tossicità delle terapie tumorali anche delle più recenti, e ai sintomi legati alla malattia stessa, fanno parte integrante del percorso terapeutico della patologia oncoematologica in tutte le fasi della malattia.

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