PDTA – Percorso Diagnostico Terapeutico

La Regione Lazio nell’ambito delle proprie attività promuove la realizzazione dei PDTA, che attualmente ha aggiornato per 49 malattie/gruppi di malattie (vedi www.regione.lazio.it). Il percorso diagnostico terapeutico (PDTA)  rappresenta uno strumento di  crescita nel Servizio Sanitario Nazionale, sia  in termini di risorse investite che di servizi offerti.  Un problema oncologico, richiede spesso il contributo di più professionisti che collaborano tra loro secondo modi,  tempi e procedure circoscritte, seguendo il paziente nelle varie fasi dell’assistenza, mettendo il suo benessere al centro del processo assistenziale.  Le strutture  ospedaliere con i PDTA definiscono la storia del paziente, partendo dalla valutazione fino agli aspetti del trattamento, stabilizzazione, follow-up, garantendo, la risposta a bisogni della salute con un trattamento adeguato al caso specifico. Il percorso diagnostico,  strumento che sta prendendo sempre più piede nel SSN (Servizio Sanitario Nazionale) con una costante e rapida crescita nei servizi territoriali, è finalizzato ad un miglioramento della qualità dei servizi offerti dalla struttura. Anche presso l’A.O.U. Sant’Andrea si sono definiti i PDTA per alcune malattie oncologiche quali: colon, mammella e polmone, i cui casi vengono discussi periodicamente dagli specialisti coinvolti, ciascuno per la propria disciplina, che si riuniscono per valutare insieme il processo di diagnosi, cura e assistenza della patologia del pazienti. La caratteristica essenziale del gruppo di lavoro è la multidisciplinarietà, che fornisce la giusta garanzia per il raggiungimento delle conoscenze inerenti la situazione clinico/assistenziale e promuovere percorsi di miglioramento delle cure riducendone la variabilità.

A cura di Emanuela Alessandrucci

U.O. Comunicazione, Marketing e URP

 

RISPONDONO:

I Dirigenti della Direzione Sanitaria

Dott.ssa Luciana Trasatti e Dott. Christian Napoli

D. Il PDTA Percorso Diagnostico Terapeutico ed Assistenziale, è uno strumento organizzativo che sta prendendo sempre più piede nel nostro Sistema Sanitario. Potete dirci in cosa consiste 

R. PDTA sono quindi modelli locali che, sulla base delle linee guida ed in relazione alle risorse disponibili, delineano un percorso per la patologia basato sulle evidenze scientifiche Il PDTA è uno degli strumenti più efficaci di clinical governance, che trova il proprio fulcro nel Gruppo di Lavoro Multidiscplinare che riesce a coniugare e definire:

  • gli obiettivi singoli e quelli comuni dei professionisti;
  • i ruoli di ciascun sanitario all’interno del gruppo;
  • tempi ed ambiti di intervento sanitario;
  • adozione di linee guida internazionali per la diagnosi e il trattamento del tumore

 Per definire un PDTA sono state analizzate in dettaglio le esigenze dei pazienti oncologici per poter garantire loro:

  • il migliore approccio diagnostico - terapeutico;
  • l’ottimizzazione dei tempi tra la fase diagnostica e terapeutica;
  • l’uniformità ed equità di trattamento diagnostico terapeutico ai pazienti

D. La Regione Lazio ha recentemente apportato degli aggiornamenti sui PDTA. Questo come ha influito sulla organizzazione Aziendale dell’A.O.U Sant’Andrea’

R. Sono state effettuate delle modifiche ai percorsi per aderire alle indicazioni regionali . Uno dei principi cui i programmi operativi regionali 2016-2018 fanno riferimento è la necessità di promuovere la multidisciplinarietà nell’organizzazione dei servizi assistenziali, privilegiando i “modelli di rete” in grado di assicurare la presa in carico totale dei pazienti. Per questo, il punto di forza del funzionamento di un pdta è gruppo di lavoro aziendale multidisciplinare, denominato GLAM.

All’interno del GLAM le diverse figure professionali operano in stretta collaborazione e  in funzione delle proprie competenza ed ogni specialista segue il paziente per la sua competenza, garantendo:

  • La relazione con pazienti e familiari
  • L’affidamento al collega di equipe in caso di passaggio alle fasi successive del percorso
  • L’informazione al paziente fornendo ampi ragguagli sulla malattia, sulle possibili cure, tempi di attesa, rischi e benefici sugli eventuali effetti collaterali della terapia;
  • Al paziente il tempo di decidere e riflettere prima di far firmare il consenso alla terapia.

Nel GLAM è stato anche identificata una figura professionale con il compito di coordinatore clinico, figura importante ed innovativa all’interno del percorso assistenziale. Il coordinatore ha il compito di :

  • favorire l’integrazione delle attività di tutti i professionisti coinvolti;
  • controllare in maniera diretta ed indiretta la metodologia e l’applicazione del processo diagnostico;
  • verificare l’approccio multidisciplinare con il pieno coinvolgimento di tutti gli esperti presenti nel gruppo di lavoro;
  • coordinare tutte le attività;
  • assumere il ruolo di garante per il percorso assistenziale nel quale è stato inserito il paziente.

 Nel GLAM è stato anche identificata una figura professionale con il compito di coordinatore clinico, figura importante ed innovativa all’interno del percorso assistenziale. Il coordinatore ha il compito di :

  • favorire l’integrazione delle attività di tutti i professionisti coinvolti,
  • controllare in maniera diretta ed indiretta la metodologia e l’applicazione del processo diagnostico;
  • verificare l’approccio multidisciplinare con il pieno coinvolgimento di tutti gli esperti presenti nel gruppo di lavoro;
  • coordinare tutte le attività
  • assumere il ruolo di garante per il percorso assistenziale nel quale è stato inserito il paziente.

 Anche una figura infermieristica partecipa al GLAM ed è il Case Manager, fondamentale per

  • creare un rapporto di fiducia tra medico e paziente , tra paziente e la struttura
  • organizzazione assistenziale pel paziente
  • supportare il paziente aumentandone la percezione di sicurezza rispetto alla sua presa in carico all’interno del PDTA
  • creare un contatto con i familiari per la gestione del paziente  intervenire per ogni problematica legata

D. Presso l’A.O.U. Sant’Andrea come sono strutturati i PDTA e per quali specialistiche?

R. L’azienda Ospedaliero Sant’Andrea ha rispettato le direttive Regionali, che tramite DCA specifici fornito indicazioni per l’applicazione dei PDTA inizialmente alle patologia oncologiche,

I PDTA attivati presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria Sant’Andrea già dal 2015 e  sono quelli relativi al carcinoma della mammella, del colon e del polmone.

I professionisti coinvolti sono:

Professionisti che decidono il piano diagnostico

Terapeutico

Specialista chirurgo

Specialista medico

Specialista radioterapista

Professionisti di supporto alla diagnosi e alla cura

Anatomopatologo

Citopatologo

Farmacista

Radiologo

Medico nucleare

Ginecologo

Fisiatra

Psicologo

Genetista

Ambulatorio cure simultanee

Case manager

Servizi di supporto e monitoraggio delle attività:

Direzione Sanitaria

Servizio Professioni Sanitarie

Controllo di Gestione

Qualità

I risultati ottenuti fino ad ora, da un lato indicano le difficoltà che si incontrano nell’attuare un lavoro che coinvolge numerosi professionisti, dall’altro rappresentano un cambiamento culturale della professione medica ed infermieristica che si trasforma da una medicina operante attraverso settori isolati ad un lavoro in team.

Mettere al centro del percorso di cura la persona in tutta la sua complessità è l’obiettivo principale dei PDTA oncologici; infatti, la vera innovazione per il paziente oncologico è essere nelle condizioni di poter ricevere il miglior trattamento nonché il più appropriato per il suo caso specifico; il tutto con il sostegno di un modello organizzativo “a rete”, le cui maglie sono sostituite dai più preparati specialisti e i nodi dalle migliori evidenze scientifiche. Il paziente non è più solo o non deve più preoccuparsi di procacciarsi informazioni e prestazioni sanitarie, ma viene preso in carico da un sistema che ha un’organizzazione tale da garantirgli una vera valutazione multidisciplinare, una allocazione nel posto più adatto per il suo problema e il trattamento più adeguato.

Ed è proprio il lavoro di collaborazione che costituisce il futuro delle organizzazioni sanitarie in termini di efficienza e di efficacia clinica.

Ci auguriamo che l’Azienda possa continuare a crescere offendo senpre più PDTAche sono il marchio di garanzia di un assistenza sanitaria di qualità.

 

RISPONDE:

Il personale infermieristico 

Sig.ra Cristiana Giacani Case Manager addetto ai PDTA del colon e polmone

Sig.ra Sabrina Civetti addetto al PDTA della mammella

 D. Qual è il Vs ruolo nell’organizzazione dei PDTA?

Giacani - Il mio ruolo nel Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale è fondamentalmente la presa in carico del paziente; garantisco alla persona affetta da neoplasia del cancro del colon e del cancro del polmone una facilitazione nel percorso di cura che inizia dalla diagnosi e continua nella fase del trattamento; collaboro con i clinici nell'identificare le possibili soluzioni alternative al ricovero, garantendo, comunque,  continuità assistenziale.

Civetti - il  mio ruolo di Case Manager  nell'organizzazione del PDTA mammella rappresenta  il punto di contatto fra la paziente e l'equipe.     La paziente viene presa in carico, accompagnata e indirizzata lungo il percorso di cura; le vengono assicurate le indagini e gli esami previsti in osservazione dalle indicazioni del PDTA aziendale dalla diagnosi al follow-up.

Quale il coinvolgimento della Vostra professione nei processi di assistenza e nel percorso diagnostico di ogni giorno?

Giacani - Il mio coinvolgimento nel percorso diagnostico è costante e partecipe. Provvedo ad organizzare gli incontri settimanali nei quali si presentano e discutono i nuovi casi;  in questa riunione, definita GLAM (Gruppo di Lavoro Aziendale Multidisciplinare) l'equipe multidisciplinare arriva ad una decisione terapeutica ed io mi faccio carico di organizzare l'intero percorso assistenziale del nuovo assistito. In quanto Case Manager (metodologia assistenziale) sarò il referente del paziente, offrendogli  un assistenza personalizzata e di qualità,  cercando di garantirgli un canale preferenziale tra le varie discipline. Il mio obiettivo, in primo luogo, è far sentire accolta la persona, porla al centro delle cure in quanto bisognosa di una figura di riferimento che mantenga il legame tra l'ospedale e la loro casa. Inoltre, cerco di facilitare la comunicazione tra i vari specialisti delle varie unità organizzative.

Civetti -Quotidianamente la paziente  può contare sul mio supporto per quanto concerne il contatto con i medici dell'equipe: oncologo, chirurgo, radioterapista, senologo, genetista, patologo, psicologo; entra automaticamente in un percorso che la f accedere a liste di prenotazione esami a lei dedicati.  Settimanalmente il gruppo multidisciplinare si riunisce nel GLAM, la riunione collegiale durante la quale viene discusso ogni singolo caso e prescritte le scelte terapeutiche più indicate per quella determinata paziente. Ebbene, il mio compito è quello di attuare le decisioni prese dal GLAM, costruire e gestire il PDTA. La mia  presenza  durante le visite oncologiche post operatorie mi fa conoscere da vicino i pazienti e i loro familiari.    Inizia così un rapporto di "affidamento" in cui i pazienti non si sentono mai "in balia delle onde" ma sanno di poter  contare su  una Azienda Sanitaria, un sistema organizzato  che garantisce loro un professionista dedicato.   Sempre disponibile al dialogo, al confronto, all'ascolto della paziente, nell'obiettivo di snellire e rendere agevole un percorso altrimenti complicato da gestire. Attuare il PDTA vuol dire snellire e semplificare il percorso per le pazienti che si trovano ad affrontare una patologia che ad oggi,  fa sempre meno paura.

La motivazione che vi ha spinti ad indirizzarvi verso questo tipo di servizio?

Giacani -Ho scelto di occuparmi di questo tipo di servizio perché essenzialmente sono un facilitatore di percorso. Penso che tanti di noi lavorano molto e  con elevata professionalità, ma, questo spesso non è totalmente percepito dall'utente, quindi, dal momento che siamo in grado di offrire qualità delle cure ai nostri assistiti dobbiamo migliorare solo la comunicazione al fine di far sentire la persona e la famiglia veramente presa in carico. Sono figlia di un uomo che è morto solo all'età di sessantadue anni per un cancro; il cancro non colpisce solo il soggetto ma invade i suoi cari che gli sono accanto durante tutto il calvario della malattia.  Sono stata il suo care-giver (colui che presta cure) accompagnandolo in tutte le fasi, dalla diagnosi al decesso, questo mi fa affermare, con estrema convinzione che una figura infermieristica, sentita  dalle famiglie  come "vicina",  può incidere positivamente sia sulla gestione della malattia sia dell'assistito che dell'intera famiglia. Offrire un case manager (metodologia assistenziale) dedicato , sempre disponibile e facilmente reperibile, sia di persona che telefonicamente, che sia in grado di spiegare in parole semplici la complessità della malattia,  di agevolare l'intero percorso ospedaliero pianificandone le cure, è la dimostrazione che ci sta a cuore il bene della persona, con l'obiettivo accompagnare  l'intera famiglia nel percorso di cura e  non farli sentire abbandonati. Voglio sottolineare che questo nuovo modo di assistere richiede il coinvolgimento di tutti gli operatori sanitari che riconoscono nel processo di Case Management un innovativo modo di prendersi cura. I miei ringraziamenti a tutti coloro che mi aiutano in questo intento, nel benessere delle intere famiglie. 

Civetti - Nel corso della mia esperienza ospedaliera ho avuto modo di appassionarmi  e interessarmi alla senologia avendo maturato esperienza  in  ambulatorio dedicato. Il lavoro di equipe che compone il PDTA è fondamentale non solo per il paziente, ma anche per i professionisti coinvolti che hanno un costante  aggiornamento sullo stesso.  Il ruolo del CM nell'ambito del percorso, rappresenta un "filo diretto" per la paziente e la famiglia. Ora ci conoscono e riconoscono il nostro ruolo. E questo è fondamentale. E sono consapevoli che la nostra figura serve ad agevolarli quanto più possibile. Dedicare un professionista che si occupi del percorso oncologico delle pazienti affette da tumore alla mammella, rappresenta un grande passo avanti nell'assistenza, significa riconoscere l'incidenza, l'importanza, l'impatto sociale che ha la  patologia oncologica del seno....nonché riconosce la preparazione universitaria specifica dei professionisti interessati. Tanto presa da questa branca da diventare anch'io parte del PDTA... è passato esattamente un anno dalla mia quadrantectomia... Posso affermare serenamente di essermi trovata al posto giusto nel momento giusto...e questo non smetto mai di dirlo alle "mie" pazienti. Credo di essere un'Infermiera  accogliente e disponibile nei confronti delle pazienti ma oggi probabilmente proprio loro, le pazienti, percepiscono la ma empatia...credo sia questa la spiegazione, il motivo,  per loro e per me, mettere a disposizione la mia esperienza e cercare quanto più di condividerla perché è importante non sentirsi mai soli .

 

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