I segnali di disagio psicologico nel bambino

Intervista al prof. Oliviero Bruni
a cura di E. Alessandrucci - UOS Comunicazione, Marketing e URP

Le problematiche sociali presenti nella nostra epoca influiscono negativamente sull’individuo, riflettendosi inevitabilmente sulla famiglia, mettendo in discussione i rapporti all'interno della stessa, che in alcuni casi subiscono dei veri rivoluzionamenti.
La confusione dovuta dalla mancanza di  punti di riferimento, come l'autorità rassicurante dei genitori, crea nel bambino dei disagi che non sempre manifesta apertamente e che, con il tempo, potrebbero trasformarsi in malattie psicosomatiche.
Il corpo e la mente fanno parte di un unico insieme, influenzandosi reciprocamente, per questo una semplice emozione può riflettersi positivamente o negativamente sul fisico, ed il sintomo di una malattia organica potrebbe essere il segnale di un disagio psicologico.
Alla base dei maggiori motivi di stress per un bambino ci sono i rapporti con i “grandi”, a cui è legato da vincoli emotivi.

 

I momenti difficili della vita di un adulto, come i litigi, gli episodi di violenza, o un lutto, possono ripercuotersi sulla tranquillità dei piccoli che difficilmente riescono a capire certe situazioni di cui spesso sono solo degli spettatori involontari.
Ed ecco che dietro un mal di pancia, un mal di testa, un cattivo rapporto con il cibo, la difficoltà di apprendimento, aggressività e ansie, a volte si possono  nascondere delle richieste di aiuto, che, se non comprese, possono alterare lo sviluppo sociale, affettivo e mentale del bambino, influenzando l’adulto che diventerà.
In questi casi, è fondamentale l’aiuto di uno specialista, che, grazie all’utilizzo di particolari tecniche, quali il disegno e/o il gioco, riesce ad entrare nel “mondo” del bambino, attraverso una comunicazione priva di traumi, accertando i motivi del malessere.
Lo specialista  può essere un valido supporto anche per il genitore che vuole imparare a comprendere i segnali d’aiuto lanciati dal figlio, aiutandolo a migliorare la propria capacità comunicativa.
Rispetto al passato, sembra sia aumentata la richiesta di aiuto che i genitori rivolgono agli psicologi infantili, e questo porta a credere che forse i“grandi” abbiano compreso l’importanza di assicurare attenzione e ascolto ai “piccoli”, evitando di lasciare al tempo ed alla crescita la risoluzione dei problemi.

                                                                                                                       A cura di
                                                                                                            Emanuela Alessandrucci  
                                                                                                   U.O. Comunicazione e Marketing, URP

RISPONDE

Il Prof.  Oliviero Bruni
U.O.D. di Neuropsichiatria Infantile dell’A.O. Sant’Andrea

D. In che modo un bambino manifesta il proprio disagio?
R.Spesso tende a manifestarlo in modo differente a seconda dell’età; nei bambini più piccoli sono più evidenti i disturbi del comportamento prevalentemente iperattivi e con alterazioni dei ritmi biologici (disturbi del sonno).
Nei bambini più grandi tendono a manifestarsi disturbi delle condotte alimentari e disturbi del comportamento con caratteristiche di disattenzione e introversione.

D. Come si può riconoscere un disagio nel bambino?
R. Attraverso un’attenta valutazione dell’ambiente in cui il bambino vive e dei suoi comportamenti. Spesso i genitori, se particolarmente protettivi, tendono a non evidenziare queste alterazioni comportamentali e va indagato anche come il bambino agisce in diversi ambienti (es. a scuola, con i nonni, al parco, etc.)

D. Quanto influisce l'aspetto educativo sullo sviluppo psichico del bambino?
R.Lo sviluppo psichico di ogni bambino è strettamente dipendente dal tipo di rapporto instaurato dal bambino stesso con le figure genitoriali e dal loro livello culturale. Solo un’attenta indagine su questi aspetti può consentire allo specialista di conoscere in modo adeguato il reale livello di sviluppo psichico del bambino.

D. Come aiutare un genitore a migliorare la comunicazione con il proprio figlio?
R. Sarebbero utili degli spazi di counseling genitoriale, nei quali si metta in condizione il genitore, di relazionarsi col figlio in modo più chiaro e proficuo; spiegando al genitore stesso come il bambino percepisce (e vive) i rapporti  intrafamiliari, lo sviluppo psico-fisico e le sue capacità di elaborare il disagio.

D. Quali sono le tecniche di comunicazione adottate dallo psichiatra per entrare in contatto con il bimbo?
R. Le tecniche di comunicazione variano a seconda dell’età e delle capacità cognitive del paziente: si utilizzano tecniche che comprendono l’uso del gioco e del disegno per bambini più piccoli fino al colloquio per i più grandi ed adolescenti associati a test specifici per la diagnosi del disturbo in maniera più specifica.

Prof. Oliviero Bruni
U.O.D. di Neuropsichiatria Infantile
lunedì-venerdi ore 9.00-15.30
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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