|
| Menu Principale | |||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|
|
| Area Riservata | |||
|---|---|---|---|
|
|
|
| Influenza A? |
|---|
|
Solo una normale influenza! |
Influenza A(H1N1)Le iniziative di sorveglianza e prevenzione del Ministero. Le risposte alle domande più frequenti |
|
Laziosanità Agenzia di Sanità Pubblica
|
|
| LA TIROIDE: COS’ E’ E A COSA SERVE |
|
Recenti statistiche hanno evidenziato l’elevata incidenza della patologia tiroidea nella popolazione, sottolineando il forte impatto che questa ha sul Sistema Sanitario Nazionale per l’alto numero di prestazioni richieste. Da qui il crescente interesse per l’importante ruolo svolto dalla tiroide, una delle più rilevanti ghiandole endocrine (produttrici di ormoni) le cui caratteristiche e funzioni, se pur ben conosciute, richiedono per la loro gestione molta attenzione e competenza da parte degli specialisti. Questa piccola ghiandola a forma di farfalla dal peso di circa venti grammi posta immediatamente sotto il pomo di Adamo, svolge un ruolo fondamentale nel controllo delle cellule e dei vari tessuti dell’organismo con una forte influenza sulle molteplici funzioni corporee (peso corporeo, colesterolo, battito cardiaco, vista, massa muscolare, ciclo mestruale, stato mentale, cute e capelli). Una funzione importante è svolta anche dal sistema nervoso centrale, tramite l’ipotalamo e l’ipofisi (produttore dell’ormone TRH o tireotropina) che regolano e controllano il trofismo della ghiandola e la produzione necessaria all’organismo dei due ormoni tiroidei: la triiodotironina (T3) e la tiroxina (T4). Gli ormoni tiroidei hanno due effetti principali, quello di aumentare il metabolismo basale, cioè la quantità di energia impiegata in un individuo in condizioni di riposo; e quello di aumentare la velocità di utilizzazione delle sostanze energetiche utili ad esempio nella stimolazione della crescita del bambino. Una tiroide ammalata, per eccesso o difetto della produzione ormonale, può subire delle modifiche nella forma, nel volume e nel peso, dando luogo ad asintomatici noduli unici o multipli, conosciuti come gozzo semplice o multinodulare, individuabili con la palpazione del collo solo per una bassa percentuale, in base al loro volume ed alla loro posizione. I noduli tiroidei la cui scoperta è spesso casuale, sono tra le patologie endocrine più frequenti nelle donne; il 10% della popolazione italiana ne soffre, nella maggior parte dei casi sono di natura benigna, ma possono essere curati anche in quei rari casi la cui natura è di tipo canceroso. Il gozzo che oggi in Italia colpisce circa sei milioni di persone è generalmente espressione di una alterata funzione tiroidea: - l’ipotiroidismo (minore produzione di ormoni) è riscontrabile specialmente nelle donne adulte - l’ipertiroidismo (eccessiva produzione di ormoni) è più frequente tra le donne giovani in una fascia di età compresa tra i 20 ed i 40 anni. I disturbi tiroidei che sembra crescano progressivamente durante le varie fasce di età, raggiungono il picco tra i 50 ed 65 anni per poi iniziare a decrescere. In ogni caso, in presenza di noduli è sempre consigliabile rivolgersi a Centri specializzati nella diagnosi e cura dei noduli tiroidei, che possano procedere ad un accurato inquadramento della patologia ed accertare i fattori di rischio, valutando eventuali sospetti di malignità (dimensioni del nodulo - irregolarità dei margini - presenza di microcalcificazione) e consigliare sul migliore approccio terapeutico. In occasione della prima visita, il medico potrebbe richiedere degli accertamenti, prescrivendo alcuni esami del sangue e successivamente in base alla diagnosi, prescrivere ulteriori approfondimenti, con esami strumentali quali: l’ecografia: che evidenzia lesioni nodulari non rilevabili dalla palpazione; la scintigrafia che viene richiesta solo in casi di nodulo iperfunzionante; l’agoaspirato rappresenta il metodo considerato più affidabile per conoscere la natura del nodulo tiroideo; la TAC e RMN il cui utilizzo è limitato solo in casi di presunta compressione tracheale. Il trattamento di un nodulo viene definito in base alla natura ed alle dimensioni, ma in presenza di un tumore gli specialisti consigliano l’asportazione con un intervento chirurgico. Risulta quindi fondamentale promuovere la conoscenza delle patologie tiroidee al fine di favorire una diagnosi precoce ed una cura adeguata ai pazienti che ne sono colpiti. L’informazione e la conoscenza sono uno degli obiettivi dell’Associazione Regione Lazio degli Ammalati di Tumore della Tiroide ed Associati, (ATTA-Lazio) la cui sede è presente anche presso la UOC di Endocrinologia dell'A.O. Sant'Andrea. (per maggiori informazioni consultare il sito ) La TIROIDITE è una infiammazione della tiroide, frequentemente dovuta a un processo autoimmune (“Tiroidite cronica autoimmune”), ed è relativamente frequente nel nostro paese. La maggior parte delle tiroiditi decorre senza sintomi per molti anni ed il loro unico rischio è un graduale indebolimento della funzione tiroidea e la comparsa nel corso del tempo di ipotiroidismo. In genere è quindi sufficiente il controllo periodico del TSH e l’inizio di una terapia sostitutiva con T4 quando il suo innalzamento dovesse testimoniare l’insorgere di una carenza di ormone tiroideo. Soltanto in una minoranza dei casi, da infezione virale (“Tiroidite Subacuta”) o da rapida distruzione su base autoimmune, l’infiammazione della tiroide è causa di dolore del collo, difficoltà ad inghiottire, febbre, malessere, palpitazioni e tremori. Solo in queste forme è opportuno un trattamento di breve durata con anti-infiammatori o cortisonici, da ridurre in modo graduale ma nel tempo più breve possibile. L’IPERTIROIDISMO è indotto da una produzione di ormone tiroideo superiore alle necessità dell’organismo. In questi casi, la tiroide produce una elevata quantità di ormoni che stimolano eccessivamente le funzioni dell’organismo sotto il proprio controllo. L’ipertiroidismo si associa a battito cardiaco accelerato, tremori delle mani, nervosismo ed insonnia, sensazione di caldo e sudorazione, tendenza al dimagrimento e sensazione di facile stancabilità. Tuttavia le forme più lievi, soprattutto negli anziani, possono presentare scarsi sintomi (a volte mal interpretati) e talora si rendono evidenti solo con disturbi del ritmo cardiaco e malessere generale. Le cause di ipertiroidismo sono di varia natura. Le più frequenti sono la presenza di anticorpi e cellule immunitarie che stimolano la tiroide a funzionare eccessivamente (“Morbo di Basedow”), la crescita di noduli iperfunzionanti all’interno della tiroide (“Gozzo tossico nodulare”) o la fuoriuscita massiccia ma temporanea di ormone tiroideo da parte di cellule tiroidee danneggiate per processi infiammatori (“Tiroidite subacuta”). I farmaci a nostra disposizione (metimazolo o, in caso di intolleranza, propiltiouracile) sono in grado di controllare efficacemente nel corso di alcune settimane l’ipertiroidismo. Sono in genere ben tollerati ma sono necessari controlli periodici dei globuli bianchi (che, anche se raramente, possono abbassarsi) e della funzionalità epatica. In alcuni casi l’ipertiroidismo si risolve spontaneamente nel corso di mesi o anni, ma nella maggioranza dei casi è necessario far seguire alla terapia farmacologica un intervento terapeutico definitivo. Il trattamento medico-nucleare (attuato somministrando per bocca una dose terapeutica di radioiodio) è efficace e privo di inconvenienti. In alcuni casi, tuttavia, è necessario l’intervento chirurgico a causa del notevole volume del gozzo iperfunzionante o della presenza di noduli coesistenti a rischio di malignità. Il NODULO TIROIDEO è un ingrossamento ben circoscritto e delimitato di una parte (anche molto piccola) della tiroide. Noduli tiroidei apprezzabili con la semplice palpazione del collo sono presenti nel 5% circa della popolazione, ma noduli così piccoli da poter essere svelati solo dalla ecografia della tiroide interessano fino al 30-40% della popolazione adulta. E’ chiaro che un disturbo così diffuso è nella maggior parte dei casi del tutto benigno. Tuttavia, è importante selezionare i rari casi (5-7% del totale) che sono costituiti da tumori maligni, ai fini di porre in atto un trattamento precoce che è spesso completamente risolutivo della malattia. La maggior parte dei noduli tiroidei non causa alcun disturbo e vengono riscontrati casualmente nel corso di una visita medica di controllo o di uno studio ecografico o radiologico effettuato per altri motivi. Anche se non sono presenti disturbi è sempre importante rivolgersi al proprio medico curante e, successivamente, se necessario, allo specialista. Infatti, una volta definita la natura benigna della lesione, sarà possibile gestirla con assoluta tranquillità e, talvolta, senza alcun bisogno di trattamento. L’ovulatorietà dei cicli mestruali e quindi la fertilità sono ampiamente condizionati dalla funzione tiroidea. Molte lesioni cutanee possono accompagnarsi a tiroiditi. D’altra parte la tiroide interviene in tanti e tali meccanismi che quasi ogni organo è dipendente da un corretto suo funzionamento, per cui è ovvio che alterazioni della sua funzione compromettono in maniera rilevante l’efficienza dell’organismo nella sua totalità.
|
|||||
| Informazioni utili | |||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
|
| SANTANDREANEWS |
|---|
|
Iscriviti alla newsletter del Sant'Andrea |
|
|
|
|
|